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Quotidiani e siti di informazione hanno dato ampio rilievo in questi giorni alle regole per gli spettatori delle prossime Olimpiadi di Pechino 2008 sottolineando superficialmente come si tratti dell'ennesimo attentato alle libertà da parte del paese ospitante (vedi Repubblica, TGcom, La Stampa, Il Giornale, Il Messaggero). Un minimo di ricerca d'archivio avrebbe evidenziato come le regole siano esattamente allineate a quelle delle edizioni precedenti dei Giochi Olimpici.
Sulla Guida Ufficiale dello Spettatore di Torino 2006 a pagina 42 nella versione Paralimpiadi, ad esempio, come si vede dall'immagine in apertura di post si legge il divieto all'introduzione negli impianti tra le altre cose di "bandiere più larghe di 1,8 m x 0,9 m o di paesi non partecipanti, striscioni e volantini non autorizzati". Esattamente la stessa regola che sta facendo gridare allo scandalo in questi giorni pensando ad un decisione ad hoc contro ogni protesta a favore del Tibet.
"E' inoltre proibita qualsiasi attività o protesta di carattere sindacale, politico o religioso. Lo spettatore che non rispetta queste norme può essere espulso dai luoghi di gara, senza rimborso del biglietto". Siamo ancora nella democratica Torino due anni fa: esattamente come a Pechino tra venti giorni.
E' indiscutibile che la scelta di Pechino sia stata sbagliata sin dall'inizio, che quella che si respira intorno a queste Olimpiadi sia un'aria pesante di mancanza di libertà e di continua violazione dei diritti umani. E' altrettanto indiscutibile che l'uso strumentale dell'informazione a dimostrazione di una tesi debba essere denunciato.
Questo va bene, ma tutto il resto? come l'imposizione al pubblico degli slogan permessi per incoraggiare i propri atleti?
La differita di dieci secondi sulla "diretta" televisiva in Cina per dar tempo ai censori di tagliare scene sconvenienti?
Le botte date ieri a due reporter di Hong kong che stavano filmando le code per l'acquisto dei biglietti. Inoltre chi infrange le regole generali in altre olimpiadi non si deve aspettare il carcere come in Cina (per i cinesi). Mi pare che le inesattezze di vari quotidiani siano tutto sommato minori al confronto di quanto viene realmente imposto.
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alle 12:33
Alberto
Tempo fa avevo visto un filmato diffuso su Youtube in cui si evidenziava che alcuni organi di stampa occidentali avevano confuso la repressione delle manifestazioni protibetane in Nepal da parte della polizia locale con la repressione in Tibet. Questo naturalmente doveva dimostrare che la repressione in Tibet era solo un pretesto per i cattivi occidentali per spargere fango sul povero governo cinese.
Direi che la superficialità della stampa occidentale non è un fatto nuovo e non è la prima volta che una notizia viene data da molti organi di stampa in modo impreciso. Dopodiché il fatto che in Cina si siano prese molte misure ulteriormente restrittive è un fatto e che la Cina sia un paese che vìola sistematicamente le più elementari libertà dell'individuo è un altro fatto.