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Matteo Tagliariol risponde a chi critica gli atleti nei reality

Lunedì 15 Marzo 2010, 18:28 in Media & Marketing di

Matteo TagliariolSiamo in passato stati molto critici nei confronti degli atleti che decidevano di partecipare a reality show di varia natura da "L'Isola dei Famosi" a "Ballando con le Stelle" passando per "La Talpa" e probabimente le nostre posizioni non sono state, in passato, molto diverse da quelle espresse da un lettore della Gazzetta in una lettera a Fausto Narducci: "il disagio morale di chi questi e altri personaggi li conosce perchè manda a memoria le brevi di sport della Gazzetta, perchè ha fatto, fa e farà le ore piccole pur di vederli nuotare, correre e tirare di spada".

Matteo Tagliariol, chiamato in causa perchè concorrente de La Talpa subito dopo l'Oro olimpico, fornisce sul suo blog una risposta esaustiva, intelligente e che merita qualche riflessione.

"Per un atleta é veramente molto difficile fare un qualcosa di differente dall'atleta, siamo abituati a correre a testa bassa per anni, é naturale che quando abbiamo uno spiraglio, magari dopo un successo importante, l'opportunità di fare qualcosa di diverso é per giunta ben retribuito, ci buttiamo a capofitto", scrive Tagliariol.

E continua, "E' vero anche che noi veniamo retribuiti principalmente dai gruppi sportivi militari e in maniera minore (e solo se vinciamo) dal CONI, ma non penso che se a Dario (l'autore della lettera ndr) offrissero dei soldi in più oltre ai suoi 1200 o 1500 € al mese di stipendo direbbe di no... magari quei soldi servono per un mutuo, per una pensione , difficilmente per mantenere la Ferrari".

"Non capisco poi perché devono venire colpevolizzati gli atleti degli sport minori quando i calciatori (sì ce l'ho con loro) per balbettare (non in Italiano) a Sanremo o per fare spot ridicoli vengono quasi divinizzati (anche dalla Gazzetta). Negli Stati Uniti la cultura sportiva (e non solo calcistica) é molto più sviluppata, gli atleti sono dappertutto e vengono strapagati proprio perché fanno qualcosa di diverso da quello che é il loro lavoro, una sorta di straordinario. Ma qui non mi dilungo troppo, negli Stati Uniti ci sono anche scuole per sportivi dove gli sportivi non vengono ghettizzati e puniti per le assenze ma vengono trattati come gli altri se non meglio perché hanno un interesse e non un "hobby" come spesso viene considerato qui".

Da parte nostra, la risposta di Matteo Tagliariol ci ha aiutato a riflettere e a smussare qualche angolo nel nostro essere talebani in difesa dell'idea di atleta al 100%. E voi che cosa ne pensate?

 

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4 commenti
4
16 Mar 2010
alle 16:25

Gabriele

Sarebbe lungo analizzare le cause del profondo disagio di chi pratica sport al prezzo di grandi sacrifici e non vede rispettati i propri sforzi, se non quando gli capita di vincere un oro olimpico o un campionato del mondo. Ha ragione Niki, la stampa sportiva ha molta responsabilità in questo, ma ricordiamoci che viviamo in un contesto dove lo sport "deve" andare avanti così. Il calcio è molto potente, a quei signori non fa certo piacere che il telespettatore drogato si appassioni troppo ad altre discipline. E hanno a disposizione tutti i mezzi per impedirlo. Non dimentichiamo che non più tardi di 4 anni fa si è scoperto che c'era chi falsava completamente il campionato di calcio e la massa, pur percependolo, continuava a guardarlo. L'attenzione delle masse, dal punto di vista sportivo, "deve" focalizzarsi sul calcio, sulle squadre che hanno maggiore tradizione e quindi più tifosi, e a quelle squadre "deve" essere data la possibilità, più che alle altre, di continuare a vincere. Solo in questo modo si continua a garantire un certo fatturato. Il poco spazio che resta è per la Formula Uno e il motociclismo (anche questi, guarda caso, espressione di interessi economici). Gli altri sport possono contare poco, e potranno farlo sempre meno, sul sostegno della stampa sportiva. Meno male che almeno tra appassionati c'è chi ci pensa ;-).

Credo che la via da seguire, per quanto stretta, sia solo una: darsi da fare per entrare nella cultura popolare attraverso la pratica, le scuole, gli incentivi, le idee. Alcuni sport secondo me in parte ci stanno riuscendo. Poi è chiaro che la cultura sportiva non cambia dall'oggi al domani. Lo dico con dolore perché io, da istruttore di minibasket, non ho potuto seguire la mia passione e ho dovuto abbandonare l'attività per concentrarmi solo sul lavoro. In Italia almeno per ora è così. Forse un giorno la gente darà più importanza al valore educativo dello sport. Io me lo auguro di tutto cuore. 

Diverso è il discorso che faceva Gianni. Lui si riferiva a quegli atleti che non hanno fatto mistero di preferire altre carriere a quella sportiva. Padronissimi di farlo, ma guarda caso da quel momento in poi la loro carriera è entrata in una fase di declino (però su Montano non sono d'accordo; ha messo sempre lo sport al primo posto, se i risultati non sono sempre arrivati le cause sono altre, e comunque il Montano di Atene è stato irripetibile).

3
16 Mar 2010
alle 14:29

Niki

E ci risiamo, eccoli li', gli sportivi con il disagio morale. Quelli che che se gli dici che giudicano a sproposito ti rispondono sdegnati che esprimono opinioni. Tutti paladini della morale altrui ma sarei curioso di capire di piu' anche della loro. Di solito i piu' intransigenti sono poi quelli che si autodefiniscono sportivi anche se gli unici muscoli che adoperano sono a volte le dita, a volte le mascelle, spesso a sproposito come se fossero colpiti dalla maledizione di Alex Drastico (al secolo Antonio Albanese). Per chi non se la ricordasse la cerchi su youtube, almeno si fa due risate. E' facile e divertente sparare sul campione, riversare su di lui delusioni e reprimende sulla vita "spericolata" da star rinfacciandogli le notti davanti al televisore aspettando le sue prestazioni, magari pure deludenti. Ottimo. Invece di chiedersi come mai la maggior parte degli eventi sportivi viene passata ad ore indecenti e lamentarsi con chi fa della cultura sportiva un baluardo in campagna elettorale per poi dimenticarsene per tutto il resto del mandato. Invece di provare vergogna per il sentirsi Italiani solo quando si sente l'inno accompagnare un podio e dimenticarsene dal terzo posto in poi. Eh gia' ma cosa vuoi pretendere da un atleta che sgambetta in televisione o che si imbuca come una Talpa. Fa niente che all'atleta gli girino pesantemente le palle per doversi sobbarcare andata e ritorno da Torino a Roma due volte in un giorno per far fede a un impegno che gli consente di vivere decentemente. Fa niente che l'atleta e la sua famiglia girano come dei nomadi tutti i sacrosanti weekend da quando aveva otto anni facendo sacrifici e soggiornando in posti spesso al limite della decenza perche' l'attrezzatura costa. Fa niente che i dirigenti della societa' a cui appartiene lavorano gratis (e spesso ci mettono pure del loro) anni e anni per far crescere dei ragazzi e dargli quelle possibilita' che altrove sono riconosciute per diritto. Cosa vuoi che conti che al di la' di poche fortunate discipline, tutti quelli che si sbattono per lo sport i soldi ce li mettono e non li prendono. D'altronde i presidenti e i dirigenti che vanno in televisione sono Galliani e Moratti, mica gli sfigati come quello che scrive. Alle assemblee del Coni e delle Federazioni siamo seduti l'uno accanto all'altro ma nelle stanze dei bottoni e negli studi televisivi mai. Anziche' lamentarsi con i quotidiani sportivi perche' danno le mezze pagine se un campione olimpico esce con una velina ma non se vince un mondiale e' piu' divertente fare degli edulcorati commenti sulla marginalita' cronistica!!. Ma di chi e' la colpa della marginalita' cronistica? degli atleti?. Eh gia' ma tu te la prendi col calcio perche a loro girano i soldi e a voi no. Cazzo SI!!!, me la prendo perche' non si puo chiamare sport un ambiente fatto di Societa' per Azioni e non di Associazioni dilettantistiche sportive. Me la prendo perche' le istituzioni consentono che vengano spesi milioni di euro per spazi utilizzati il tempo di un evento e le talpe, gli sgambettatori olimpici, i pugili, i canottieri si allenano nei sottoscala, vivono della grazia delle Forze Armate con gli stipendi dei caporali, non delle star dello show business. Me la prendo, e tanto anche, perche' ci sono migliaia di persone come me insieme ai quasi cento ragazzini che frequentano la societa' che con mille e piu' sacrifici  cerco di mandare avanti nel migliore dei modi, che non si meritano di sentirsi parte della "marginalita' cronistica" ma a loro si dovrebbero dedicare prime pagine e rispetto innanzitutto. E come ciliegina sulla torta quando vedono il ragazzo con cui hanno condiviso sudore, allenamento, viaggi, puzza di muffa e spesso la doccia fredda perche' l'acqua calda e' finita, che arriva sul tetto del mondo perche' e' il piu' bravo e per anni si e' fatto un sedere cosi' cosa ne ricavano? Era meglio essere dislessici, rozzi, un po' ignoranti,  ma essere selezionati per il Grande Fratello. Se ti prendono dall'enorme massa della mediocrita' rischi di diventare una star, se ti prendono perche' hai vinto un mondiale e stai prendendo una laurea, i moralisti e gli sportivi del divano ti fanno un culo cosi!! Chiudo questo lungo sfogo e sproloquio citando un fatto reale: Domenica sera scorsa io e il presidente di una squadra locale di basket giovanile ci dividevamo la ramazza per pulire la palestra di una scuola dove abbiamo organizzato e svolto una gara di gran premio regionale giovanissimi. Fianco a fianco, insieme a miei instancabili e fidi consiglieri che raccattavano bottigliette vuote lasciate in gran parte dai genitori e non dagli atleti, sorridevamo perche' ci siamo chiesti cosa avrebbero detto se ci avessero immortalato e mandato in giro le foto dei due "Presidenti". Il sorriso era abbastanza amaro, ma tutto sommato va bene cosi', meglio che stare seduti sul divano e scrivere minch..........oh e' un opinione, mica un giudizio.

2
16 Mar 2010
alle 00:03

Gabriele

...niente da aggiungere a quello che dice Gianni!

1
15 Mar 2010
alle 20:28

Gianni

Io penso che, come al solito, il giusto stia nel mezzo.

Tagliariol è una persona intelligente, sa gestirsi, sa quando è il momento di staccare, anche mentalmente, facendo altro, e quando invece occorre buttarsi a capofitto nell'impegno sportivo.

IO trovo che non ci sia nulla di male, nel periodo post-competizione, a monetizzare un minimo la popolarità ottenuta, a patto di riuscire nel difficilissimo compito di non svendersi e non cadere nel grottesco. A patto di riuscire a riprendere il filo dove lo si aveva lasciato, senza farsi ingolosire eccessivametne da un meccanismo che rischia di stritolare carriere.

In questo senso, gli esempi positivi abbondano, dalla VEzzali a Tagliariol stesso, a Rosolino. Star momentanee prontamente tornate a fare quello cui sono brave, gareggiare. MA purtroppo abbindano anche esempi contrari, di campioni che, se non spariti, sono comunque al bivio fra diventare vittima di se stessi e rinsavirsi. Montano, la Granbassi, Clemente Russo riusciranno a tornare i campioni che erano, senza distrazioni?????  

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