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La scomparsa improvvisa della diciassettenne Simona Senoner ha scosso tutta la famiglia degli appassionati e non. Mentre la cronaca parla di meningite fulminante, si è aperta qualche discussione sulle reazioni del mondo dello sport ad un lutto che lo ha toccato così da vicino.
Abbiamo ricevuto e volentieri pubblichiamo un contributo piuttosto amaro di Daniele Marchi, un nostro affezionato lettore.
"Pochi giorni fa, un militare italiano è morto in Afghanistan, vittima di una missione di pace che si legge guerra. Il presidente del Coni si affretta a dare ordine affinchè tutte le manifestazioni sportive vengano precedute da un minuto di silenzio in onore di questo valoroso ragazzo, ricco, come poi abbiamo saputo, di preziosi ideali.
Un giorno fa, una giovanissima atleta italiana muore mentre è in trasferta con la nazionale, rappresentando quindi il nostro paese, seppur su un fronte ben diverso.
A seguito di questo avvenimento le nazionali della Fisi disputano le gare del weekend con il lutto al braccio ( e sono certo pure nel cuore). Perchè non si osserva un minuto di silenzio su tutti i campi di tutti gli sport in questo caso? Non sarebbe più pertinente che il mondo dello sport si fermasse per un minuto ad onorare un'atleta, una propria atleta di 17 anni? Come si può poi parlare di indipendenza del mondo sportivo da quello politico se non lo si fa neppure in questi casi? Non so, forse sbaglio, devo dire di essere piuttosto amareggiato.
Il mio vuole essere solo uno spunto di riflessione da condividere con chi, come te, so amare lo sport e i suoi interpreti come e più di me".
Voi che cosa ne pensate?
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perchè quando si mette un'arma in mano tutti diventano eroi, pagati da noi cittadinbi, mentre c'è gente che guadagna molto di meno, con valori sicuramente più rispettabili e con molti sacrifici che se muore nessuo li ricorderà.....viva l'italia....
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alle 17:24
Emanuela Zerbinatti
Non so. Io ero più sconcertata dall'idea che non si interrompesse la gara che dalla mancanza del minuto di silenzio in tutto il mondo dello sport. Per tante ragioni: prima fra tutte il senso di rispetto per la morte di una compagna e collega vedevo più giusto non disputare la gara. Secondo per la comprensibile difficoltà mentale per le compagna de gareggiare "alla pari" in una simile situazione. Terzo, non essendo note le cause di un decesso così improvviso ma in presenza di febbre la causa infettiva non poteva essere esclusa a priori tanto da dire che gli altri atleti erano al sicuro.
Ma proprio su questo punto secondo me si possono ricercare le spiegazioni del mancato minuto di silenzio nel resto dello sport: ho il sospetto che quando muore un atleta giovane, in apparente buona salute, il primo pensiero vada sempre al doping. Quindi, onde evitare di celebrare la morte di uno che poi magari il giorno dopo si scopre essersela "andata a cercare" qualcuno ha pensato di tutelarsi dalla brutta figura e non ha chiesto minuti di silenzio nazionali.
Giusto? Sbagliato? Davanti a una morte così, mi sa che qualunque cosa si faceva sarebbe stata sbagliata. Anche l'interruzione della gara, che io avrei visto di più, avrebbe fatto torti e danni a qualcuno. Non c'era modo di uscirne bene