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La morte incontra lo sport e gli sciacalli pullulano in vecchi e nuovi media

Martedì 10 Maggio 2011, 12:34 in Media & Marketing di

Corriere della Sera Un giovane cade in discesa e muore al Giro d'Italia e, come per la morte del georgiano Kumaritashvili con il suo slittino a Vancouver, si scatena la follia di una informazione ormai drogata dove la morte la si deve vedere con i propri occhi e dove quello che conta è l'audience, che per chi lavora in Rete si trasforma in visite e pagine viste.

Encomiabile la tanto bistrattata RAI dove sotto la direzione di Auro Bulbarelli la tremenda ora trascorsa tra il fatale incidente e la notizia ufficiale (per permettere di informare i congiunti) i toni sono stati adeguatamente sommessi e dove le immagini delle spoglie esanimi sono comparse in una unica occasione per non più di una decina di secondi.

Non lo stesso si può dire di carta stampata e informazione Internet: dalle 18 di ieri ogni sito di quotidiano rilanciava la notizia con promesse di video e foto. E ancora più deprecabile la gazzarra partita su siti e blog dove anche chi fino a quel momento si era occupato di.... pesca sportiva o di fiction tv ha improvvisamente scoperto un interesse per il ciclismo. Si sa, o in ogni caso sarebbe meglio sapere, che il successo commerciale di un blog parte dal numero di accessi, visite, pagine viste e vi sono persone che vivono per studiare i migliori algoritmi e i migliori titoli per risaltare nei motori di ricerca, comparire tra i primi risultati ed essere "cliccati". Troppo facile fare un titolo con parole chiave (che per scelta non riportiamo, esattamente come avrete notato non stiamo facendo il nome della vittima per non cadere nello stesso perverso meccanismo) ad hoc e poco importa se il ciclismo sia stato l'ultimo dei nostri interessi fino ad un secondo prima. La lista sarebbe lunghissima.

Non esce certamente meglio la carta stampata, dove si salvano solo alcune testate: l'ostentazione della morte sulla prima pagina della Gazzetta dello Sport è offesa gravissima al dolore di chiunque, più o meno vicino alla vittima, e non aggiunge nulla all'informazione come non lo fanno quelle che mi dicono essere all'interno le immagini rubate all'arrivo della giovane moglie all'aeroporto. Tra i tre quotidiani sportivi si salva solo il Corriere dello Sport che sceglie una immagine di gara e quella dei soccorsi dall'alto lasciando intuire il dramma senza ostentare il corpo, le ferite, il sangue.

Repubblica, Messaggero, Tirreno e il Mattino partecipano alla giostra della morte in diretta mentre merita un encomio il Corriere della Sera per il potere evocativo della sua prima pagina (l'immagine in apertura di questo post) senza aver ceduto alla tentazione del corpo violato.

Da ieri i lettori di un noto blog dedicato alla televisione chiedono di togliere da un articolo quella immagine devastata e devastante senza successo: spesso si utilizza in modo critico la frase "the show must go on", ma più che scandalizzarsi perchè oggi il Giro d'Italia riprenderà il viaggio, sono questi gli show che più dovrebbero scandalizzare.

 

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10 Mag 2011
alle 15:53

Rosario

Immagina quanto ci sguazzeranno le trasmissioni pomeridiane e domenicali di rai e mediaset, a caccia di dettagli scabrosi e finte lacrime.

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