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Antonietta Di Martino ha tolto l'Italia dell'Atletica dallo scomodo tunnel a "zero tituli", zero medaglie, nel quale si era infilata già ai Campionati Mondiali di Berlino ma non salva una spedizione decisamente deficitaria.
L'Italia con una medaglia di Bronzo è trentatreesima nel medagliere, tredicesima nazione europea, ma è notte ancora più profonda nella classifica a punti, la tradizionale seppure non ufficiale classifica che assegna 8 punti al vincitore fino a 1 punto all'ottavo classificato, dove colleziona la miseria di 17 punti con 5 finalisti. Erano stati 22 con 8 finalisti a Berlino, 30 con 7 finalisti a Osaka nel 2007.
Antonietta Di Martino ha 33 anni, Elisa Rigaudo (quarta nella 10 km di Marcia) 31, Ruggero Pertile (ottavo nella Maratona) 37, Nicola Vizzoni ne farà 38 a novembre; sono questi oltre alla Staffetta, dove pure due elementi superano i 30 anni, i finalisti azzurri.
Dietro di loro c'è poco, troppo poco; in questi Mondiali si è visto Giorgio Rubino, uno dei pochi a gareggiare per vincere seppure rimanendo con un pugno di mosche in mano. C'è Alex Schwazer seppure in bacino di carenaggio psicologico, c'è Simona La Mantia nonostante la scena muta di Daegu. E per rimanere agli under 30 c'è poco altro. Andrew Howe non lo contiamo perchè dopo i gravissimi problemi al tendine gli eventuali futuri risultati saranno un dono della Provvidenza e della grande voglia di lottare dell'azzurro.
Si punta sulle naturalizzazioni ma quelle in vista non sembrano in grado di rovesciare la situazione e poi, sia concesso, non è su questo che si può misurare la situazione di un movimento. Lo scorso anno fu lanciato il Progetto Azzurro Londra 2012 con tanto di tutor illustri per far crescere promettenti under 20: i frutti non riescono ancora a vedersi e, alla fine di Mondiali che hanno visto titoli e medaglie a diciannovenni e ventenni, sembra addirittura che il percorso di crescita di qualcuno si sia fermato.
Lo stesso presidente federale, Franco Arese, non ha potuto nascondersi nel fare il bilancio post mondiali: "E' ora che l'atletica italiana metta il saio e cominci a girare per il mondo. Dobbiamo tornare a confrontarci, a fare scelte radicali, a cominciare da quelle di allenamento, e a fare quei sacrifici indispensabili per crescere. Confrontarsi con le metodiche degli stranieri, collezionare esperienze internazionali, rimettersi in discussione".
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alle 05:42
JolietJakeB
Per fortuna per le prossime Olimpiadi c'è Sky, perchè se mi toccava cibarmi gli ultimi 10 giorni di sola atletica con i tempi che corrono morivo di tristezza.
Considerazione da profano: ma invece che investire risorse nella velocità dove o hai Lemaitre o stai a guardare, non possiamo investire nelle discipline di forza e tecnica (lanci, asta, ostacoli) o nel mezzofondo dove, come dimostrano risultati ottenuto da altri atleti di razza caucasica, lo spazio per ottenere risultati di spicco c'è?
Altra considerazione: da quando in Italia si è intrapresa una seria lotta al doping siamo bruscamente calati in Atletica e nel ciclismo, in altre nazioni più tolleranti (qualsiasi riferimento alla Spagna è puramente voluto) sono spuntati fenomeni in ogni angolo, è un caso? Dobbiamo fare una colpa al CONI per questo? Io direi di no, se è un prezzo da pagare lo paghiamo volentieri.