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La lettere di un innamorato tradito ma bisogna continuare perchè gli eroi positivi ci sono ancora.
Caro Alex,
è notte come lo era poco meno di quattro anni fa quando da queste pagine cantavo la tua impresa nella 50 km di Pechino. In un momento nel quale sulle Olimpiadi aleggiava forte il sospetto generalizzato del doping oltre ad esaltare le tue gesta portai come esempio le tue parole alla fine della gara: "Potrei non vincere più ma non mi doperò mai". Innamorato spesso tradito dai grandi dello sport feci l'ennesimo sforzo di fiducia e lo scrissi "E chiude la giornata con una dichiarazione importante: "non imbroglierò mai". Ci crediamo".
Mi sento tradito, confuso con la voglia di lasciare tutto, di non seguire più lo sport che genera mostri e questo dopo la notizia choc di oggi. Prima un sommesso bisbiglio, "un italiano dopato", non è ancora partito per Londra, "escluso dalle Olimpiadi" e poi uno tsunami che ha colpito migliaia di persone alla bocca dello stomaco "E' Alex Schwazer".
Mi auguro che quattro anni fa fossi realmente convinto di ciò che stavi dicendo e che non ci stessi prendendo giro. E allora mi chiedo che cosa è successo in questi quattro anni per cambiarti in modo così indelebile. Nello sport si vince e si perde, "non è da queste cose che si giudica un calciatore" cantava Francesco De Gregori, non è da una vittoria in più o in meno che si giudica un atleta ma ognuno di noi è le scelte che compie e la scelta che hai fatto di cercare la scorciatoia non la riesco ad accettare. E' più grande di me.
E' anche più grande di quanto tu possa sopportare se poche ore dopo quasi come una liberazione hai parlato apertamente. "Ho fatto tutto da solo e di testa mia e dunque mi assumo tutte le responsabilità per quello che è successo. Volevo essere più forte per questa Olimpiade, ho sbagliato" e forse questa è stata la tua uscita di emergenza, il sedile eiettabile da un mondo che ti stava stritolando. Non riesco a trovare alcuna giustificazione per la tua scelta e questa sera non voglio pensare a te che ti ritrovi, per tua scelta, atleta finito le cui imprese sono ora circondate da un alone di dubbio.
Penso al bambino che aveva chiesto in regalo al padre di venire a vederti a Londra, penso a tutti quelli che per non prendere scorciatoie, e per fortuna ce ne sono e molti, spesso non hanno ottenuto ciò che avrebbero meritato nell'Atletica, negli altri sport e nella vita.
A Pechino non ti avrebbe battuto neanche Superman, oggi ti sei distrutto da solo, con le tue mani, le tue scelte. Si chiude un capitolo e per ogni appassionato ogni volta che accade è un po' più dura crederci ancora. Per un istante qualche ora fa ho pensato di mollare tutto, di non raccontare più questo mondo; invece continuerò a farlo perchè il bambino di prima ha bisogno di eroi in cui credere, eroi positivi per sempre.
Foto: Infophoto
LINK LONDRA 2012:
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Olimpiadi 2012: ecco tutte le medaglie italiane.
Londra 2012: Tutti i calendari disciplina per disciplina.
Italia a Londra 2012: tutte le schede degli azzurri.
Twitter: tutti i tweet in real time degli atleti azzurri.
Brava Elena! Aveva "gridato" che questa vita lo stava stritolando (non siamo tutti uguali, c'è chi sopporta la pressione mediatica e chi no) ma nessuno del suo entourage lo ha veramente ascoltato. La sua è stata probabilmente una scelta per uscire (mestamente? non sta a noi giudicare dalla nostra comoda poltrona e con i pochi dati a disposizione) da questo mondo che non ha mai sentito suo. Probabilmente quando le luci mediatiche si spegneranno e le indagini si chiuderanno potrà condurre quella vita che ha sempre desiderato e che non è mai riuscito a vivere. Non vedo nessunissima tragedia e vergogna nel dover mungere delle vacche......
e sarà molto più contento di prima!
Adesso gli toccherà mungere vacche nelle valli altoatesine per il resto della sua inutile vita!
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alle 18:09
Morris Cortesi
Ma questi atleti professionisti, lasciando perdere per un attimo il contesto familiare, non sono seguiti anche da staff di psicologi o psicoterapeuti per un supporto anche mentale e psicologico?